Vincenzo Barbagallo: l'altra voce

Libertè, Impunitè, Elezioni anticipè…


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La grande beffa del gas fantasma

di EMILIO RANDACIO e WALTER GALBIATI


MILANO – Vecchi e malconci. Ma tanto vecchi e tanto malconci da distorcere i dati che registrano. Ovviamente a danno dei consumatori. Sono apparsi così alcuni contatori del gas installati nelle case degli italiani al perito che per conto della procura di Milano ha dovuto metterli alla prova. Un campione piccolo, ma tuttavia significativo da poter trarre conclusioni su scala nazionale. Ed è emerso che le bollette di milioni di famiglie, negli ultimi anni, sarebbero salite vertiginosamente non solo per colpa del caro petrolio, ma anche per una truffa fatta e finita. Un rincaro “illecito” che in media si aggirerebbe intorno al 10%, ma che si spinge fino a picchi del 15%. La stima è di 500 milioni di metri cubi di gas pagati, ma mai erogati.

Il documento dei consulenti è stato depositato ieri mattina all’interno di un inchiesta condotta dai pubblici ministeri Sandro Raimondi e Letizia Mannella, che riguarda alcuni nomi di spicco dell’industria energetica nazionale. Sono coinvolte due società controllate dall’Eni, Snam Rete Gas e Italgas, società di fatto riconducibili al ministero del Tesoro, ovvero a chi in teoria dovrebbe tutelare i cittadini. E inoltre: l’Aem, la municipalizzata del comune di Milano, di recente convolata a nozze con l’Asm di Brescia, e la Arcalgas. Il numero uno dell’Eni, Paolo Scaroni, della Snam Rete Gas, Carlo Malacarne e dell’Italgas, Giovanni Locanto, insieme con l’amministratore delegato dell’Aem, Giuliano Zuccoli, e altri sette manager sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

 


“Dall’esame dei valori dell’errore riscontrati nei misuratori – si legge nella perizia da ieri a disposizione degli indagati – sottoposti a collaudo/verifica metrologica si evidenzia che: i misuratori con membrane naturali denunciano una deriva positiva di oltre il 6% medio con punte del 15% e i misuratori con membrane sintetiche mantengono valori di errore nei limiti tollerabili”.

Per capire i numeri è necessario imprimersi nella memoria la conclusione della perizia: “Tutti i misuratori del campione, costruiti con membrane di materiale non sintetico, conteggiano al cliente finale un volume di gas maggiore di quello effettivamente erogato e le differenze in taluni casi sono di entità rilevante”. Il motivo? Le membrane naturali nel tempo hanno perso la loro elasticità, “impedendo al misuratore di conteggiare l’effettivo volume ciclico.
Il problema diventa poi numerico, perché stando a una stima effettuata dai procuratori Mannella e Raimondi, i contatori in Italia con le membrane naturali, sono quantificati in circa cinque milioni.

La perizia ha preso a campione 55 contatori per uso domestico. Un numero esiguo, certo, ma, sostiene l’accusa, ben rappresentativo di quella che è la realtà su tutto il territorio. Alcuni non potevano essere nemmeno analizzati. Dei 42 passati in rassegna, tutti quelli con membrana naturale, ovvero una trentina, hanno manifestato margini di errore superiori al consentito, raggiungendo il picco del 15,2% di gas non erogato rispetto al pagato.

Se le stime del perito della procura di Milano fossero veritiere ed estendibili, le reti di fornitura del gas, somministrerebbero mezzo miliardo di metri cubi di carburante in meno all’anno rispetto a quello che si farebbe pagare. Cifre spaventose, e, comunque, oggetto dell’indagine. Ma che potrebbero risultare anche per difetto, visto che la perizia non ha potuto includere misuratori ancora più datati, risalenti addirittura agli Anni 50/60, dei veri oggetti da collezione ancora in funzione e per lo più collocati all’interno delle abitazioni.

Nel frattempo, proprio ieri mattina, il Nucleo di polizia Tributaria di Milano ha eseguito un secondo sequestro, su altri contatori, per verificare quanto sia estendibile il ragionamento della perizia. I militari si sono presentati nella sede dell’Italgas di Bussero, in provincia di Milano, per verificare l’esatta erogazione ai cittadini del carburante.

Che qualcosa non torni lo si deduce anche dalla circolare dell’Italgas, datata 14 dicembre scorso, a inchiesta ormai avviata da tempo. Si informa gli utenti del “piano di sostituzione dei contatori volumetrici”. L’Italgas ha previsto di rinnovare quegli strumenti “aventi una età di fabbricazione maggiore ai 25 anni alla data del 31 dicembre 2006″. In totale, il piano prevede la sostituzione, già iniziata, di 180mila contatori all’anno per 5 anni. Quindi, solo per la competenza di Italgas, sarebbero 900mila quelli ritenuti vecchi, che per l’accusa sarebbero proprio quelli soggetti a una erogazione irregolare ai danni dei clienti.

Il problema, stando alle conclusioni del perito, è anche di ordine legislativo. Mentre in Italia i vecchi contatori vengono ancora consentiti, “misuratori della stessa classe vengono rottamati tuot court in Francia dopo 20 anni”. I distributori, invece di Germania, Olanda e Regno Unito “procedono a prove periodiche a campione su migliaia di pezzi, decidendone poi la sostituzione o la proroga d’installazione sulla base dei risultati”. Da noi, invece, “erano state prese in considerazioni due opzioni: la rottamazione dopo 25 anni, poi ridotti a venti, oppure un controllo a campione dopo dieci anni di funzionamento con un’estensione ad ulteriori dieci se fossero stati trovati in tolleranza”.

Il problema, conclude sconsolatamente la perizia, è che “queste ipotesi, in ogni caso, sono rimaste proposte, sulle quali si continua a discutere ancora oggi”. Se le conclusioni di queste verifiche venissero confermate, risulterebbe che nel frattempo l’ignaro consumatore ha continuato a pagare la sua bolletta “gonfiata”.

da Repubblica.it


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Lo diceva Neruda

È impossibile che quel che accade in Italia sia frutto del caso. Dev’esserci da qualche parte uno sceneggiatore burlone, dotato di un sense of humour soprannaturale, che si diverte un mondo alle nostre spalle. Vuole vedere fin dove riusciamo a precipitare e saggiare le nostre capacità di digestione. Che comunque tendono all’infinito. Ieri, con la solita pigrizia mentale che porta la stampa a ripetere le parole dei politici senza pensarci su, molti giornali definivano Nuccio Cusumano «il traditore» per dar l’idea della sua dissociazione dall’Udeur. In realtà Cusumano, una volta tanto, è rimasto fermo là dove era stato eletto: cioè nell’Unione.

È l’Udeur che s’è dissociata da Cusumano, dall’Unione e dai suoi elettori. Eppure gli sputi e gli insulti li ha presi lui, mentre gli applausi li han presi Dini, Mastella, Turigliatto, Fisichella, e Barbato lo sputatore: quelli che han preso i voti a sinistra e li han portati a destra. Applausi, si capisce, da chi tuona da 13 anni contro il presunto «ribaltone» del ‘94, quando Bossi revocò la fiducia a Berlusconi (non per l’arresto dei suoi cari, ma per la riforma delle pensioni: fra l’altro, scritta da Lamberto Dini). Ora,un paese che considera infedele chi resta fedele è un paese pronto a tutto.

Persino a pensare che Andreotti – quello che negava di conoscere i cugini Salvo – dica la verità quando promette il sì a Prodi: era già accaduto il 24 febbraio 2007, quando annunciò il sì e poi votò no, e Prodi cadde per la prima volta; l’altroieri ha annunciato il sì, poi non s’è nemmeno presentato e Prodi è caduto per la seconda volta, l’ultima. Giustamente Furio Colombo, rara vis di senatore con problemi di digestione, si domanda a chi parlasse Dini quando usava il «noi» visto che la sua band, formata da tre persone (lui compreso) ha votato in tre modi diversi (un sì, un no, un assentato). Forse si riferiva alla sua signora e alle sue bancarotte. O magari all’allegra brigata che s’è ritrovata con lui più tardi al cinema Embassy per la proiezione del documentario di Stefania Craxi sul padre latitante («lo statista discusso da alcuni» l’ha definito ieri il Tg1, come se le condanne fossero discussioni).

Oltre a Berlusconi, Forlani, Previti e De Lorenzo, erano presenti alcuni incensurati, come Boniver, Assunta Almirante, Pisanu, Scajola, Gasparri, La Russa, Gianni Letta e, purtroppo, Ciampi e Marini. L’ottimo Mastella, intanto, declamava una poesia attribuendola a Neruda, il poeta che aveva sentito citare una volta da Renzo Arbore («Lo diceva Neruda che di giorno si suda»): purtroppo però la lirica è di tale Martha Medeiros, brasiliana, evidentemente popolarissima a Ceppaloni. Sempre a proposito di Mastella, il «complotto a orologeria» da lui evocato assume contorni vieppiù avvincenti: il 15 gennaio, nel suo ultimo giorno intero da Guardasigilli, lo statista sannita ha nominato i suoi 5 rappresentanti nel comitato direttivo della Scuola della Magistratura, che naturalmente avrà sede a Benevento.

Tra questi, c’è l’avvocato suo e della sua signora, Titta Madia, ovviamente consulente del ministero; e c’è pure un pm di S. Maria Capua Vetere che però, diversamente dagli altri, è buono perché non indaga su Mastella e ha denunciato il procuratore Mariano Maffei, che com’è noto è la mente della congiura. Ricapitolando: il 15 gennaio pomeriggio Mastella piazza i suoi uomini alla Scuola della Magistratura; il 15 sera prepara il discorso sulle dimissioni che leggerà alla Camera l’indomani, mentre il consuocero Carlo Camilleri si sente male all’improvviso e si ricovera in ospedale; il 16 mattina esce la notizia che la sua signora, il consuocero e mezza Udeur stanno per essere arrestati; la Sandra inscena il pianto greco per la vergognosa «fuga di notizie», mentre il consuocero non può essere arrestato perché ricoverato; poi, verso le 11, Clemente annuncia le dimissioni fra le standing ovation di destra e sinistra, sdegnate per la «fuga di notizie».

Chissà chi ha dato la notizia a Mastella e famiglia con un giorno d’anticipo e chi l’ha passata alle agenzie di stampa prima del pianto greco. Forse Neruda?

Marco Travaglio (26 Gennaio – L’Unità)


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Cuffaro: dimissioni irrevocabili, ecco cosa diceva 15 anni fa

Dopo i cinque anni di condanna in primo grado e l’interdizione perpertua l’On. Salvatore Cuffaro si è dimesso dalla carica di Presidente della Regione Sicilia.

L’Udc per voce di Casini ha già invitato l’ex Presidente a candidarsi al Senato con l’Udc.

Vi ripropongo un video dell’Onorevole che risale intorno i primi anni ‘90 quando già faceva il deputato.

Il video tratto è uno speciale del “Maurizio Costanzo Show” di Costanzo e “Samarcanda” di Michele Santoro, che per l’occasione delle stragi fecero una maratona televisiva contro la mafia. Una piccola anticipazione, Cuffaro darà del mafioso a Giovanni Falcone… e gli altri ospiti vittime di Cosa Nostra e magistrati del pool.


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Non piove mai quando ci sono le elezioni

Generalmente mi ricordo
una domenica di sole
una giornata molto bella
un’aria già primaverile

in cui ti senti più pulito
anche la strada è più pulita
senza schiamazzi e senza suoni

chissà perché non piove mai
quando ci sono le elezioni.

Una curiosa sensazione
che rassomiglia un po’ a un esame
di cui non senti la paura
ma una dolcissima emozione,

e poi la gente per la strada
li vedi tutti più educati
sembrano anche un po’ più buoni

ed è più bella anche la scuola
quando ci sono le elezioni.

Persino nei carabinieri
c’è un’aria più rassicurante
ma mi ci vuole un certo sforzo
per presentarmi con coraggio
c’è un gran silenzio nel mio seggio

un senso d’ordine e di pulizia.
Democrazia!

Mi danno in mano un paio di schede
e una bellissima matita
lunga, sottile, marroncina,
perfettamente temperata

e vado verso la cabina
volutamente disinvolto
per non tradire le emozioni

e faccio un segno sul mio segno
come son giuste le elezioni.

È proprio vero che fa bene
un po’ di partecipazione
con cura piego le due schede
e guardo ancora la matita
così perfetta è temperata…

io quasi quasi mela porto via.
Democrazia!

G. Gaber


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